Sei anni di investimento nel capitale umano che unisce scuola, università, imprese e istituzioni nella costruzione di un ecosistema territoriale dell’economia circolare.

In sei anni il territorio mantovano ha costruito qualcosa che va oltre la somma delle iniziative realizzate. Ha costruito un laboratorio: uno spazio in cui la transizione circolare non è rimasta un concetto astratto, ma è diventata competenza diffusa nelle scuole, esercizio progettuale negli hackathon, innovazione applicata nel dialogo tra università e imprese, opportunità imprenditoriale per giovani talenti e strategia condivisa tra istituzioni, sistema produttivo e mondo educativo.
Il cosiddetto “modello Mantova” non si è sviluppato per accumulazione di progetti, ma per progressiva integrazione di livelli: formazione, attivazione, innovazione, impresa. La crescita delle iscrizioni ai percorsi green, il coinvolgimento di oltre 1.500 studenti negli hackathon, le 120 idee sviluppate, le decine di giovani impegnati in sfide reali con le imprese, l’avvio di percorsi imprenditoriali dedicati alla circolarità: ogni passaggio ha rappresentato un tassello di una traiettoria coerente.
Determinante è stata la capacità di costruire e mantenere nel tempo un’alleanza stabile tra scuola, università, imprese, sistema camerale e fondazioni. In questo quadro, il Laboratorio Territoriale per l’Occupabilità di Mantova ha svolto una funzione di raccordo e continuità, contribuendo a rendere strutturale ciò che altrimenti sarebbe rimasto episodico.

1. Il primo livello dell’investimento: formare competenze per la circolarità

Ogni trasformazione strutturale parte dalle competenze. Nel modello Mantova, l’investimento iniziale si è concentrato su un’offerta formativa dedicata alle competenze green, strutturata progressivamente attraverso moduli e-learning accessibili a studenti, docenti, giovani in cerca di occupazione e cittadini interessati ai temi della sostenibilità.
Dal 2021 al 2025 le iscrizioni ai corsi dedicati all’economia circolare sono cresciute in modo costante: 1.582 nel 2021, 2.250 nel 2022, 3.003 nel 2023, 3.889 nel 2024, fino a raggiungere le 4.407 iscrizioni nel 2025. Il dato quantitativo racconta una crescita continua; il dato qualitativo racconta una maturazione dell’offerta.

DALLA TEORIA GENERALE ALLE FILIERE STRATEGICHE
L’offerta si è evoluta nel tempo secondo una logica precisa: dalla comprensione dei principi generali alla lettura concreta dei sistemi produttivi, articolata su tre livelli progressivi.
Il primo livello affronta i fondamenti dell’economia circolare: il passaggio dal modello lineare (estrai–produci–consuma–smaltisci) a quello circolare, i principi di reduce, reuse, repair, recover, recycle, il ciclo di vita del prodotto, il concetto di eco-design e il rapporto tra sostenibilità ambientale, economica e sociale. L’obiettivo è costruire una comprensione sistemica dei processi produttivi e delle loro esternalità, in coerenza con le dimensioni individuate dal framework europeo GreenComp.
Il secondo livello specializza i contenuti su filiere produttive strategiche per la transizione: apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), sistema alimentare e spreco alimentare, moda e tessile sostenibile, imballaggi e materie plastiche, industria delle costruzioni, economia circolare urbana. In questo modo la circolarità non viene trattata come concetto astratto, ma come analisi concreta di settori produttivi reali, con implicazioni tecnologiche, economiche e occupazionali.
Il terzo livello sviluppa competenze trasversali: pensiero sistemico, capacità di analisi critica, comprensione delle dinamiche di filiera, collegamento tra sostenibilità e modelli di business, alfabetizzazione digitale applicata alla sostenibilità. Le attività di project work contribuiscono allo sviluppo di competenze digitali coerenti con il framework DigComp, in particolare per la creazione di contenuti, la condivisione consapevole delle informazioni e l’uso critico delle tecnologie. Non si tratta solo di “educazione ambientale”, ma di formazione a competenze chiave per la transizione.

UN INVESTIMENTO PROGRESSIVO NEL CAPITALE UMANO
La crescita delle iscrizioni, insieme all’ampliamento dei contenuti, indica che il territorio non ha semplicemente offerto corsi, ma ha costruito una base diffusa di alfabetizzazione circolare. È su questa base che diventa possibile attivare hackathon, generare idee progettuali, coinvolgere università e imprese, avviare percorsi imprenditoriali. Senza questa infrastruttura di competenze, i livelli successivi del modello non sarebbero sostenibili.

2. Dal sapere al fare: l’hackathon diffuso “Conosci, Comunica, Cambia”

Se l’hackathon diffuso rappresenta il passaggio dal sapere al fare, il livello successivo del modello Mantova segna un salto qualitativo: dal fare in ambito scolastico all’innovazione applicata in dialogo diretto con il sistema produttivo. Con il percorso Green & Digital Transformation e, successivamente, con il progetto “Economia Circolare: Conoscere, Innovare e Intraprendere”, l’investimento nel capitale umano si estende alla dimensione universitaria e imprenditoriale. Qui la sostenibilità incontra la doppia transizione: ecologica e digitale.

UN HACKATHON UNIVERSITARIO SU SFIDE REALI
Le edizioni 2023, 2024 e 2025 hanno coinvolto mediamente 30–40 giovani per anno, tra studenti universitari, neolaureati e giovani professionisti (32 partecipanti nel 2024, 40 nel 2025). Ogni edizione si sviluppa su 2–3 giornate intensive durante le quali i team lavorano su sfide concrete portate dalle imprese del territorio.
Le imprese coinvolte non sono sponsor simbolici: presentano un problema reale, mettono a disposizione dati e contesto operativo e interagiscono con i team durante lo sviluppo delle soluzioni. Le sfide affrontate riguardano, tra gli altri temi, la riduzione degli sprechi di processo, l’efficientamento nell’uso di materie prime, i modelli di business circolari, la digitalizzazione e tracciabilità delle filiere, il packaging sostenibile e la valorizzazione di sottoprodotti industriali. Qui il capitale umano lavora su casi concreti, non su simulazioni.
Le migliori proposte vengono selezionate e premiate — nell’edizione 2025 con premi economici pari a 1.500€, 1.000€ e 500€ — ma i risultati non si esauriscono nel podio. Ogni edizione produce team multidisciplinari, concept progettuali strutturati, prototipi preliminari e pitch tecnici davanti a giurie composte da imprese e istituzioni. Il risultato più significativo è la costruzione di un’abitudine al dialogo tra giovani competenze e sistema produttivo.

IL RAPPORTO SCUOLA–UNIVERSITÀ–IMPRESA
Questo livello del modello consolida un asse strategico che collega la scuola secondaria (alfabetizzazione circolare e generazione di idee), l’università (approfondimento tecnico e progettazione avanzata) e l’impresa (validazione e applicazione concreta). La collaborazione coinvolge stabilmente il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Brescia, l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, la Fondazione UniverMantova e PromoImpresa – Borsa Merci, cui si affiancano associazioni di categoria e imprese locali, creando un ecosistema integrato.
Durante gli hackathon universitari si allenano competenze avanzate: problem solving su casi reali, progettazione interdisciplinare, integrazione tra sostenibilità ambientale e strumenti digitali, analisi economica delle soluzioni proposte, presentazione tecnica e pitching. Qui la sostenibilità non è più solo tema educativo, ma leva di innovazione industriale. Il modello Mantova dimostra così di saper accompagnare il capitale umano lungo una traiettoria progressiva, evitando la frammentazione tra scuola, università e impresa.

3. Dalle idee all’innovazione applicata: capitale umano, università e imprese

Se il primo livello dell’investimento costruisce competenze, il secondo le mette alla prova. L’hackathon diffuso “Economia Circolare: Conosci, Comunica, Cambia” nasce con una logica precisa: trasformare l’apprendimento in progettazione, la conoscenza in proposta concreta, la sostenibilità in esercizio attivo di cittadinanza. Non è un concorso episodico, ma un dispositivo formativo strutturato, inserito nella rete territoriale e progressivamente consolidato come buona pratica riconosciuta anche a livello nazionale.

UNA METODOLOGIA COERENTE E PROGRESSIVA
L’hackathon si articola in tre fasi che traducono operativamente lo sviluppo del capitale umano.
Nella fase “Conosci” gli studenti consolidano i contenuti appresi nei moduli e-learning: analisi delle filiere, studio di buone pratiche territoriali, lettura delle interconnessioni tra ambiente, economia e società. Qui si allena il pensiero sistemico coerente con il framework GreenComp, sviluppando la capacità di leggere la complessità e immaginare traiettorie trasformative.
Nella fase “Comunica” i gruppi realizzano un video divulgativo di 3–5 minuti, destinato a un pubblico più giovane. Non è solo un esercizio creativo: implica selezione delle informazioni, traduzione di concetti complessi in linguaggio accessibile, uso consapevole degli strumenti digitali e responsabilità nella gestione delle fonti. I video vengono diffusi, valutati, presentati pubblicamente e, in alcune edizioni, sottoposti a competizione social.
Nella fase “Cambia” — la più trasformativa — i team individuano un problema concreto legato alla sostenibilità, ne analizzano le cause e propongono una soluzione praticabile attraverso un pitch strutturato. Le idee spaziano dalla riduzione dello spreco alimentare nelle mense scolastiche alla progettazione di sistemi di riuso, dalla valorizzazione di sottoprodotti industriali a soluzioni per la mobilità sostenibile urbana. In questo passaggio, le competenze diventano idee.

RISULTATI: CAPITALE UMANO ATTIVATO E IDEE PRODOTTE
Nel corso delle diverse edizioni l’hackathon ha coinvolto 1.563 studenti, 129 docenti e 21 istituti scolastici, producendo 157 video e 120 idee di cambiamento sviluppate. Questi numeri rappresentano output misurabili, ma raccontano solo una parte dell’impatto.
I 157 video non sono semplici elaborati scolastici: sono strumenti di sensibilizzazione che spiegano l’economia circolare, raccontano buone pratiche locali, propongono comportamenti responsabili. Le 120 idee non sono simulazioni astratte: sono esercizi concreti di progettazione, spesso radicati nei bisogni del territorio. Ogni edizione ha generato team di lavoro multidisciplinari, esercizi di pitching pubblico, momenti di restituzione aperti alla cittadinanza, premi territoriali e interprovinciali e occasioni di confronto con imprese e istituzioni.

UNA RETE TERRITORIALE OPERATIVA
Il dispositivo funziona perché è sostenuto da una rete strutturata che coinvolge scuole, rete PCTO provinciale, sistema camerale, associazioni di categoria, imprese e amministrazioni locali. Il collegamento con Unioncamere rappresenta un elemento distintivo: le competenze sviluppate nel percorso possono essere ricondotte a un processo di certificazione delle competenze di cittadinanza per la sostenibilità. Il capitale umano non viene solo formato e attivato: viene riconosciuto.

DALLA SPERIMENTAZIONE MANTOVANA ALLA DIFFUSIONE INTERPROVINCIALE
Nato a Mantova, il modello è stato progressivamente trasferito e adattato in altri territori, tra cui Vicenza, Verona e Belluno. Questo passaggio è cruciale: non si tratta di un’esperienza isolata, ma di una buona pratica replicabile, capace di mantenere struttura e metodologia adattandosi a contesti differenti. La replicabilità è uno degli indicatori più significativi di solidità del modello.
Il percorso ha ricevuto il Premio Impatto PA dal CNEL, il riconoscimento come buona pratica da ASviS ed è stato presentato in contesti nazionali come Ecomondo e Job&Orienta. Questi riconoscimenti non sono elementi decorativi, ma segnali di validazione esterna: il modello viene osservato, studiato e riconosciuto come esperienza di impatto pubblico.

4. Dall’innovazione all’impresa: lo Startup Weekend e la nascita di iniziative circolari

Se l’hackathon universitario rappresenta il momento della prototipazione, lo Startup Weekend segna l’ingresso nella dimensione imprenditoriale. Con la prima edizione tematica dedicata all’economia circolare (marzo 2026), il modello Mantova compie un ulteriore passo: trasformare le soluzioni in potenziali modelli di business. Qui il capitale umano non è più solo formato, attivato o innovativo. Diventa generativo di nuova economia.

54 ORE PER COSTRUIRE UN MODELLO DI IMPRESA
Lo Startup Weekend segue un format internazionale consolidato strutturato in tre giornate. Il venerdì è dedicato ai pitch iniziali di 60 secondi, alla selezione delle idee e alla formazione dei team. Il sabato si lavora sull’analisi del problema e la validazione del bisogno, sulla definizione della value proposition, sulla costruzione del modello di business e su sessioni di mentorship. La domenica è riservata al pitch finale davanti alla giuria, alla valutazione e ai premi.
Nell’edizione dedicata all’economia circolare, le idee devono essere coerenti con modelli di business circolari, riduzione dell’impatto ambientale, innovazione di prodotto o processo e sostenibilità economica nel medio periodo. Si lavora quindi su un’integrazione tra impatto ambientale, fattibilità economica, innovazione organizzativa e validazione di mercato.

UNA NUOVA PLATEA DI CAPITALE UMANO
Lo Startup Weekend coinvolge tipicamente studenti universitari, giovani professionisti, sviluppatori, designer, aspiranti imprenditori e innovatori del territorio. La prima edizione mantovana dedicata alla circolarità rappresenta un ampliamento dell’ecosistema: dalla scuola e università si passa a una comunità mista, intergenerazionale e interdisciplinare.
Se i livelli precedenti hanno coinvolto 4.407 iscrizioni green nella formazione, 1.563 studenti negli hackathon scolastici e 30–40 giovani all’anno negli hackathon universitari, lo Startup Weekend rappresenta il punto di convergenza di queste traiettorie. L’impatto atteso non si misura solo nel numero di startup avviate, ma nella diffusione di una cultura imprenditoriale orientata alla sostenibilità, nella capacità dei giovani di validare idee in modo strutturato e nel rafforzamento dell’ecosistema territoriale dell’innovazione.

LA RETE A SUPPORTO DELL’IMPRENDITORIALITÀ
Lo Startup Weekend non è un evento isolato, ma si inserisce nel progetto “Economia Circolare: Conoscere, Innovare e Intraprendere”, promosso da Fondazione UniverMantova, PromoImpresa – Borsa Merci e Laboratorio Territoriale per l’Occupabilità di Mantova, con il coinvolgimento di università del polo mantovano, associazioni di categoria, imprese del territorio ed enti locali. Elemento centrale è il collegamento con il Punto Nuova Impresa del sistema camerale, che consente di accompagnare le idee verso la costituzione d’impresa e attivare servizi di mentoring e networking. Il capitale umano non viene lasciato solo nella fase post-evento.

5. La rete territoriale: l’infrastruttura che rende possibile il modello

Il modello Mantova per la transizione circolare non si fonda su un singolo progetto né su un unico soggetto promotore. È il risultato di un’alleanza territoriale stabile che ha progressivamente costruito un ecosistema dedicato allo sviluppo del capitale umano. Al centro di questa architettura, il Laboratorio Territoriale per l’Occupabilità di Mantova svolge una funzione di raccordo e continuità, contribuendo a rendere strutturale ciò che altrimenti rischierebbe di restare episodico.
Il nucleo promotore è rappresentato da Fondazione UniverMantova, PromoImpresa – Borsa Merci e Laboratorio Territoriale per l’Occupabilità di Mantova. A esso si affiancano stabilmente il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Brescia, l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, il Comune di Mantova, il Gruppo TEA, le associazioni di categoria e le imprese del territorio. Il sistema camerale, attraverso Unioncamere, rappresenta un elemento di raccordo strategico tra formazione, certificazione delle competenze e accompagnamento all’imprenditorialità.

IL RUOLO ABILITANTE DI FONDAZIONE CARIVERONA
Un passaggio decisivo nella strutturazione del modello è stato il sostegno di Fondazione Cariverona, in particolare attraverso il bando “Format – Educare all’Economia Circolare”. Il progetto “Economia Circolare: Conoscere, Innovare e Intraprendere” ha consentito di integrare formazione, innovazione e imprenditorialità in un disegno unitario, rafforzare il collegamento tra scuola, università e imprese, sviluppare percorsi tematici sulle filiere strategiche, sperimentare hackathon dedicati e uno Startup Weekend tematico e consolidare una governance condivisa a scala territoriale. Parallelamente, le risorse attivate attraverso il progetto “Formazione e Lavoro” del sistema camerale hanno contribuito a garantire continuità e stabilità all’investimento nel capitale umano.
Il supporto di Fondazione Cariverona e del sistema camerale non si è limitato a finanziare attività puntuali, ma ha reso possibile un percorso pluriennale coerente, capace di evolvere nel tempo. La rete non è un contorno: è l’infrastruttura che rende possibile l’investimento nel capitale umano.

6. Comunicazione e diffusione: quando il capitale umano diventa cultura territoriale

Nel modello Mantova, la comunicazione non è una fase finale di restituzione. È parte integrante del processo formativo e uno dei principali moltiplicatori di impatto. Fin dall’hackathon diffuso, la sostenibilità è stata pensata come contenuto da comprendere, ma anche come messaggio da costruire e diffondere.
La produzione di video, i pitch pubblici, le competizioni social e le presentazioni istituzionali non sono strumenti accessori, ma dispositivi educativi a tutti gli effetti. Attraverso la fase “Comunica” dell’hackathon, gli studenti imparano a selezionare informazioni rilevanti, tradurre concetti complessi in linguaggio accessibile, utilizzare strumenti digitali in modo consapevole e assumersi responsabilità comunicativa. La sostenibilità diventa così oggetto di narrazione pubblica, in coerenza con le competenze digitali individuate dal DigComp.

I NUMERI DELLA DIFFUSIONE
Nel solo ambito degli hackathon, le attività di comunicazione hanno generato risultati significativi su più edizioni: una prima tornata con 4.475 “Mi Piace”, 21.891 visualizzazioni e 36.623 persone raggiunte; una seconda con 5.744 “Mi Piace”, 14.042 visualizzazioni e 8.571 persone raggiunte; una terza con 4.488 “Mi Piace”, 19.463 visualizzazioni e 8.139 persone raggiunte; e 32 video con 4.055 “Mi Piace” e 22.049 visualizzazioni complessivi.
A questi dati si aggiungono eventi pubblici di premiazione, presentazioni in contesti istituzionali, rassegna stampa territoriale e nazionale, partecipazione a fiere e manifestazioni, playlist tematiche e contenuti permanenti online. La sostenibilità non rimane confinata nei gruppi di lavoro: viene esposta, discussa, votata, condivisa.

DIFFUSIONE COME IMPATTO SISTEMICO
Se 1.563 studenti hanno partecipato direttamente agli hackathon, le attività di comunicazione hanno consentito di raggiungere decine di migliaia di persone. Il capitale umano formato diventa a sua volta vettore di diffusione culturale: il modello Mantova non produce solo competenze e idee, ma consapevolezza collettiva. La transizione circolare diventa tema di confronto pubblico, oggetto di narrazione territoriale, elemento identitario della comunità.
La presenza in contesti nazionali come Ecomondo e Job&Orienta, così come i riconoscimenti ricevuti dal CNEL e da ASviS, hanno ulteriormente amplificato la diffusione del modello, proiettando Mantova nel dibattito nazionale sulla transizione e sulle competenze green.

7. Riconoscimenti e legittimazione pubblica: da esperienza locale a buona pratica nazionale

Un modello territoriale diventa caso studio quando riceve validazioni esterne e viene riconosciuto come esperienza di impatto. Il percorso mantovano ha ottenuto importanti riconoscimenti istituzionali che ne certificano la solidità e la coerenza metodologica.
Il conferimento del Premio Impatto PA da parte del CNEL rappresenta un riconoscimento significativo della capacità del modello di generare impatto pubblico, in particolare nell’ambito delle politiche per le competenze e la sostenibilità. Il premio colloca l’esperienza tra le pratiche innovative di collaborazione tra sistema educativo, istituzioni e territorio.
Il riconoscimento come buona pratica da parte di ASviS inserisce il modello nel quadro delle iniziative coerenti con l’Agenda 2030 e, in particolare, con il Goal 12 relativo a consumo e produzione responsabili. Questo passaggio consolida la coerenza del percorso con gli orientamenti nazionali ed europei sulle competenze per la sostenibilità.
Il modello è stato presentato e valorizzato in contesti di rilievo nazionale come Ecomondo — uno dei principali appuntamenti europei dedicati alla green economy e alla transizione circolare — e Job&Orienta, riferimento nazionale per orientamento, formazione e dialogo scuola–impresa. La presenza in questi contesti ha consentito di condividere i risultati con una platea ampia di stakeholder, confrontarsi con altre esperienze e rafforzare la dimensione replicabile del modello.
I riconoscimenti ottenuti non hanno solo valore simbolico. Rappresentano una validazione della coerenza metodologica, un riconoscimento della capacità di generare capitale umano per la transizione e un segnale di interesse nazionale verso un modello territoriale integrato. In questo senso, il modello Mantova non è soltanto un’esperienza locale riuscita, ma un esempio di come la transizione circolare possa essere guidata attraverso un investimento sistemico nel capitale umano, sostenuto da una rete istituzionale stabile e riconosciuto a livello nazionale.

CONCLUSIONE: MANTOVA, LABORATORIO DELLA TRANSIZIONE CIRCOLARE
Il percorso descritto in queste pagine non è la somma di sette iniziative parallele. È una traiettoria: formare competenze circolari, attivare idee nella scuola, prototipare soluzioni con università e imprese, accompagnare l’innovazione verso l’impresa. È questa continuità a definire il modello Mantova per la transizione circolare.
I riconoscimenti nazionali — dal CNEL ad ASviS, fino alla valorizzazione in contesti come Ecomondo e Job&Orienta — hanno confermato la solidità del percorso. Ma il risultato più rilevante non risiede nei premi. Risiede nella costruzione di capitale umano: persone capaci di leggere le filiere, progettare soluzioni, dialogare con le imprese, immaginare modelli di business circolari e comunicare la sostenibilità come valore condiviso.
Il modello Mantova suggerisce che la transizione circolare, per essere concreta, deve essere prima di tutto educativa, collaborativa e generativa. E che un territorio, quando investe con continuità nelle persone e nelle idee, può trasformare la sostenibilità da obiettivo dichiarato a pratica strutturale e duratura.